Scritto nel giorno di martedì, 29 settembre 2009 alle ore 23:32
So bene che qui ho sempre sbandierato unicamente affari miei. Ma impellente è per me il bisogno di farvi partecipi delle fulgide storie d'amore di Fratello Genio. Ora, Genio è un pezzo di figo, debbo dirlo. Non lo dico perché, direte voi, chi scrive è la sorella.
Genio è davvero meraviglioso.
Da che era piccino, cicciotto e vagamente somigliante a CiccioBello, notavo la bocca grande (segnale di grandi baciatori eh eh) gli occhi castani dal taglio proprio giusto e un' abbronzatura che potremmo definire costante.
Oltre a tutto ciò vedevo crescere insieme a lui una caratteristica tutta sua: per uniformarsi a questo mondo maschilista, Genio recitava un ruolo da vero ommo. Ma appena il mondo non guardava, Genio diventava il più dolce dei bambini, forse solo un po' restio ai continui abbracci ed eccessivi sbaciucchiamenti cui lo sottoponevo. Col tempo e ancora oggi, se nessuno c'è in giro per prenderlo per culo, Genio raccatta una carta, mette in ordine una borsa, sciacqua un bicchiere. E sebbene tenti disperatamente di buttare fumo negli occhi, è assolutamente gentile e un po' ancora spaventato dal mondo.
Aspettavo con ansia il vederlo innamorato, certa che la fortunatissima si sarebbe resa conto del dono che la sorte benevola aveva voluto riservarle.
Purtroppo così non è stato.
Mezzo timido e mezzo sbruffone, venne a farmi vedere una foto scattata col suo cellulare.
"Chi è?", chiesi, mentre sentivo le trombe dell' apocalisse avvicinarsi.
"Secondo te?"
No, ti prego, non farmelo.
Fino a ieri ti ho fatto lo shampoo che arrivavi si e no al lavandino.
Ma poi da poco hai smesso di guardare i Pokemon.
Ma che minchia, non sai farti bene nemmeno la barba.
Credimi, è troppo troppo presto.
E invece no, il display luccicoso segnalava senza ombra di dubbio che Genio era innamorato e ricambiato.
Passano i giorni, questa cosa salta di bocca in bocca. In casa ne parliamo in coppie, mai di più alla volta, come i carbonari.
Mamma mi delucida la stirpe cui appartiene, ma non la conosco né l'ho mai vista. E' carina si, ma la odio, la odio follemente. Se la incontro faccio un rutto.
Non ne avrò il tempo. Perché appena termina agosto mi viene detto, per vie traverse, che è finita lì.
E mi è dispiaciuto terribilmente, per una tacita legge che esiste fra noi tre (massimo riserbo su sofferenze d'amore), non potergli dire nemmeno una parola di conforto.
Scritto nel giorno di mercoledì, 29 aprile 2009 alle ore 18:22
Lavo i piatti mentre Genio arriva in cucina.
"Angela, prendo un attimo il tuo telefono."
" Si."
"... devo un attimo chiamare in Australia, devo vedere perché non mi arriva il canguro che ho prenotato..."
" eh "
"... che ho pagato con i soldi che trovai nella tua scrivania..."
" occhei "
" ... con la quale non ce l'ho fatta a pagare tutto, quindi gli devi ancora 1000 €"
"va bene"
Scritto nel giorno di sabato, 18 aprile 2009 alle ore 22:31
Ma che vi dico in erba, nel fango.
Parlo di fratello Fò, mio fratello maggiore e persona finora dotata di una sorta di anticulo agonistico. Perché Fò, pur essendo robusto ma non troppo e alto abbastanza da non sembrare figlio di mio padre (alto una mela e poco più), non è mai stato questo sportivo.
Per contro ha praticato spesso e volentieri le corsie d'ospedale, vittima inerme di robe che non sto nemmeno a dirvi. Tipo quella volta che si scoprì che è allergico al mercurocromo e che sulle sue ferite non era un' idea felice tamponare col suddetto.
Quando ancora ignoravamo tale affascinante fenomeno, io vedevo crescere sulle sue sbucciature fantasiosi ghirigori di cellule bianchiccie e schifidine. Le fissavamo entrambi, poi sollevavo la testa e gli dicevo "metti caso che ora diventa un coso vivente e scivola giù dalla tua gamba"
"tipo blob?"
"eh, tipo blob"
Lui rideva, ma intanto si cacava in mano della storia del blob.
Cadde teatralmente col motorino, facendosi male lui solo. Per l' esattezza si scorticò la parte esterna della gamba. Ancora mercurocromo e la gamba di Fò stavolta diventa un pallone.
Si recepisce il messaggio dell' allergia e Fò si salva.
Anni 18, Fò cammina a passo svelto nel ristorante dove lavora come cameriere e si frattura il malleolo. Due mesi a letto. Fò decide che il suo futuro non può che essere la medicina.
Fò è alla facoltà di medicina al Policlino vecchio di Napoli, dove segue i corsi. Non becca un basolo, o meglio, potremmo dire che un basolo becca lui e, sbilanciato dall' atlante di anatomia, Fò cade a faccia a terra e si apre il mento.
Il professore che doveva fargli lezione gli mette i punti, dicendogli che i corsi seguiti come paziente non valgono come credito formativo.
Venerdì santo, anno 2009. Fò prepara lo zaino per una partita di calcetto. Mette la divisa bianca del Napoli e probabilmente sbaglia in questo. Interviene sul pallone, o meglio potremmo dire che il pallone interviene su di lui e si lesiona un tendine.
Ora è a letto che necessita di tutto, spacca i maroni da morire e piange che nessuno gli vuole bene. Al fatto che ormai è abitudine e non disattenzione, si ostina a non crederci.
Scritto nel giorno di domenica, 08 febbraio 2009 alle ore 16:04
Domenica mattina, suonano alla porta.
"Signorina vorrei parlare con lei di nostro Signore Gesù. Ecco, in che modo la morte di nostro Signore Gesù potrebbe salvarci?"
Opper: "ASPETTA ASPETTA, QUESTA LA SO, BASTA CHE MI CI FAI PENSARE DUE SECONDI!"
Scritto nel giorno di sabato, 24 gennaio 2009 alle ore 10:14
Eravamo a tavola, su per giù il grosso della mia famiglia, per via dell' onomastico di mio padre.
Il clima conviviale era dei più sereni.
Quando la zia Lucia (che ricordo ai 25 lettori essere una delle tre sorelle di papà, della quale prima o poi vi parlerò per bene) si volta verso mio padre e fa:
"Senti Mario ti volevo chiedere, ma la salsiccia da fuori alla finestra l'altra sera l'hai mangiata tu?"
Debbo dirvi che questa domanda non ha suscitato nessuna inquietudine, in quanto l'appetito famelico che contraddistingue mio padre per i cibi crudi è noto a tutti da quando era piccino.
Per esempio adorava quel tipo della pubblicità che guardava lussurioso la sua bella, addentando un polipo vivo.
"Si, però solo un pezzo"
"Ah no, perché ha abbuscato* la gatta, ieri sera"
Scritto nel giorno di domenica, 14 settembre 2008 alle ore 18:03
Nell' odioso periodo di lavoro di agosto, sapevo che avrei trovato un raggio di sole in quanto ci sarebbe stato il matrimonio di mia cugina. Ora, non che me ne freghi molto dell' istituzione o dei preparativi. Ma quando a farlo è una persona importante, allora diventa l' Istituzione e i Preparativi.
A sposarsi sarebbe stata la cugina di Milano, parenti che per ovvii motivi abbiamo visto quasi sempre d' estate. Quel fenomeno che provoca quasi in tutti una lieve antipatia e un certo imbarazzo nel ritrovare parenti lontani, a noi non è mai accaduto. Fondamentalmente perché se non fossero familiari, ne sarei profondamente innamorata comunque.
Vivono e lavorano a Milano, Sesto San Giovanni, dove hanno una pizzeria che profuma di Napoli. Si son portati dietro un grandioso pizzaiolo delle nostre zone e si son fatti voler bene da tutti, in Polentonia. La zia, sorella di papà, sebbene sia negli "anta" da qualche anno, preferisce stare alla cassa, al telefono, insomma a contatto con la gente e principalmente coi giovani. Non di rado le ragazze raccontano di sentirle dire frasi che andrebbero benissimo per cose tipo "Milano is burning": "non ci sto più dentro", "c' ho la fissa" e quant' altro. Per figlie, due donnine che più diverse non si può.
La prima (la sposa in questione) minuta e tranquilla. Fin da piccola ha preso a far da mamma ai due più piccoli di lei. Somiglia terribilmente alla madre: calma all' apparenza, dice la sua senza pretendere di prevalere ma breve e coincisa nelle sue cose.
La seconda, una folle. Di una bellezza che riconoscereste subito delle nostre, aperta a tutto e tutti, passionale e irruente. Poco più che diciottenne, le puntarono un coltello contro per pigliarsi il motorino. Non disse nulla a casa, si trovò il ladro, gli andò sotto il balcone e pretese di riavere il motorino. E glielo ridiedero, eh.
L' ultimo per me è un fratello. Per tre mesi l' anno, d'estate, mangiavamo, bevevamo, giocavamo e ci sporcavamo tutti attaccati, sempre insieme, come se ogni giorno dovesse andare via di nuovo. E quando se ne andava, di questi periodi, eran dolori che non vi dico e che uno non immagina in un bambino.
Provate a immaginare la gioia di vederli ora grandi, tutti in ghingheri, bellissimi e al massino della felicità possibile.
Scritto nel giorno di martedì, 17 giugno 2008 alle ore 15:39
“Ma tu non ti preoccupare che, se arrivano gli alieni mangiacervello, sei l’ unico che si salva”, dice mamma a Genio in quei quarti d’ ora pomeridiani che passano a prendersi affettuosamente per culo.
“E questa dove l’ hai sentita, adesso?”, le chiedo ridendo. “Ieri dai Simpsons”, risponde tranquillamente lei.
Scritto nel giorno di venerdì, 13 giugno 2008 alle ore 20:50
La stempiatura di Fo è partita in un’ età da bestemmiarci su per mesi. Quando l’adolescente medio comincia l’ acchiappanza e il gioco di sguardi, al povero Fo non era dato di passarsi peccaminosamente la mano fra i capelli per far vedere le lucciole alla tipa di turno.
Ben presto il povero Fo ha capito di dover puntare su altro che l’ effimera e inclemente mano della beltade. Criceta (che, ricordiamolo, è la fidanzata di fratello Fo) dopo aver visto “cadere” ad uno ad uno i capelli dell’ amato, ha preso una decisione drastica. Gli ha regalato un rasoio per capelli, di quelli professionali e luccicanti.
Fo non ci ha visto più. Con slancio e passione si è dato all’ arte dello sbarbeggio di tutta la componente maschile di casa ( a nulla sono valse le suppliche di mamma che pregava di tosare anche lei) ma fallendo miseramente quando è stata la volta di Genio.
Non so dirvi se per un moto di rabbia inespressa verso il fulvo capello del fratello, Fo ha fatto una prima mossa sbagliatissima. Senza stare a guardare la regolazione del rasoio, ha tracciato un lungo cerchio nella zona occipitale dell’ infelice.
“Uh maronn’...”
“Che c’è? ”
“Genio, forse ho tagliato troppo assai”
Genio rapidamente solleva la testa dal lavandino e si guarda allo specchio. Scoppia a ridere ed esclama:
“Ua Fo, sembro la Gallina Faraona col culo spennato”.
E giù a ridere, come due deficienti. Qui sotto, i devastanti effetti della prestazione.
Scritto nel giorno di lunedì, 18 febbraio 2008 alle ore 18:38
Sorella bastarda
Si era io e Genio l'altra sera a guardare quella cagata di film col marito poppante di Demi Moore e l' alcolizzata di Dawson's Creek, giusto per ammazzare due neuroni.
Viene il punto in cui i due vanno a Venezia per il viaggio di nozze e lui si fa quasi ammazzare dai piccioni mentre lei legge della Basilica di San Marco.
Una scena che puoi vedere tipo in quaranta film americani.
Ashton Kutcher esclama: "I piccioni sono psicotici!"
Genio sghignazza "Eh eh, i piccioni sono psicologi".
Salto sulla sedia e lo guardo.
"Cazzo dici, ha detto psicotici."
"Ah"
...
"Non lo scriverai sul blog, vero?"
"No no".
Scritto nel giorno di lunedì, 14 gennaio 2008 alle ore 22:20
Della partita contro il Milan
Ieri sera io non avevo inteso nulla. La comitiva che si sarebbe riunita sarebbe stata molto minore, non si sarebbe mangiato nè bevuto. Niente sciarpe, cappellini o altro.
Solo una grande (fottutissima) paura.
Perché al tifoso napoletano tutto si può dire tranne di non essere realista. Una squadra che usciva vincitrice da Champion's League, che non mostrava segni di resa o di screzio era vista, evidentemente tranne da me, come un buldozer che sarebbe dovuto passare con la speranza di minori danni possibili.
Erano lì che si fottevano (scusate) dalla paura: Moretti (che ricordiamo, è l'amico baffuto di papà), Genio, figlio minore (estremamente interessante) di Moretti e papà.
Non fiatavano.
Non un gridolino.
Non un commento.
Non una bestemmia.
"Allora, stasera gli facciamo il culo a strisce a questi qui!", esclamo io, che in quanto a calcio ne capisco il giusto.
"Macché Angela, se violiamo la loro porta è solo perché tengono un portiere mezzo inzallanuto*, che si fa male una volta si e una volta pure."
Mi abbatto anche io, siccome Moretti ha parlato con lingua di tifoso saggio.
Arriva il goal del Milan.
"Che ti avevo detto?", fa sempre Moretti con un sorriso triste che faceva una pena indicibile.
Poi il goal del Napoli.
E qui la trasformazione dei tifosi che non capirò mai.
"AFAMMOCC'! E MO' MANGIATEVI QUESTA POLPETTA! ZITTI! ZITTI VI DOVETE STARE! IL NAPOLI NON SE LA TIENE! E CHE VI CREDEVATE? AFAMMOCC'"
Io ero basìta.
"Ma scusate eh, se violiamo la porta non era un miracolo?"
"Si ma tu devi capire che mò i calciatori hanno preso coraggio! Eh eh!" fa mio padre.
Poi è finita come è finita.