opperbacco presenta:
Scritto nel giorno di domenica, 03 maggio 2009 alle ore 19:29
Perché capita di perdersi fra le maglie degli impegni della vita, che diventano d'un botto urgenti, improcrastinabili, tragicamente importanti. Si dice di no agli inviti ancor prima che essi siano formulati, senza a volte pensarci, mettere un paio di cose al posto giusto e magari rendere tutto più semplice e possibile.
Forse per questo dalla giornata di ieri sono tornata così sollevata: da quel gorgo so ancora tirarmi fuori e dedicare una giornata all' esatto nulla. Perché, diciamocelo, andare a Napoli per prendere un regalo di compleanno era un pretesto bello e buono e c' era tutta la voglia invece di riabbracciarsi. Tornare a parlare con qualcuno che ha la tua stessa età è uno dei più potenti antidepressivi, io credo. Ha pochissime esperienze come te, si barcamena nei problemi come cerchi di fare anche tu, ossia con magri esiti positivi, dimolti guai, somme cazzate e dubbi atroci.
Una delle persone che maggiormente ha il potere di trasmettermi questa calma è lei.
Qualcuno forse ricorda della sua capacità di camminare per chilometri, che all' epoca registrai tristemente in queste pagine.
Ma forse non parlai della facilità con cui ti tira fuori i pensieri, li guarda e non li giudica. E non parlai sicuramente della semplicità con la quale ti racconta di sè, senza timori e con piena fiducia, convinta del fatto che tu sei sua amica e convincendone meravigliosamente anche te.
Non si è fatto nulla se non parlare e parlare e parlare.
E camminare, camminare, camminare.
Accorgendoci solo ogni tanto di qualche cosa davvero bella o davvero buffa che andava assolutamente fotografata.


opperbacco presenta:
Scritto nel giorno di lunedì, 01 dicembre 2008 alle ore 11:42
Quello che ricordo delle scuole medie è tantissimo, così come ricordo tanto delle elementari e qualche episoduccio anche degli ultimi anni dell' asilo.
Le medie iniziarono per me come inizio qualsiasi cosa di nuovo: cercando di non ripetere gli errori fatti prima, soprattutto dal punto di vista del farmi conoscere.
Da piccola avevo sempre la difficoltà di far passare, oltre il muro della mia totale incapacità a farmi comprendere, quale fosse il mio vero carattere.
Pochissimi sono gli insegnanti che ci sono riusciti, ben oltre quella che è stata la mia collaborazione. Ancora più pochi sono stati gli amici. Perché io semplicemente non sapevo come fare.
Li guardavo, mi piacevano davvero, mi facevano ridere, avrei voluto conoscerli ma nulla. Non riuscivo a farglielo capire in nessun modo. Ecco perché sin da piccolissima, ho lasciato che fossero gli altri a "scoprirmi". La mia muta richiesta era questa "io son così, se ti piaccio ti prego rivolgimi tu per primo la parola, perché io sono perfettamente incapace."
Quella volta in cui lo sventurato si lasciava commuovere, era la sua fine. Mi attaccavo come una piattola, ero la sua ombra, il suo pensiero. Diventava il mio dio, da piazzare su di un piedistallo perché ogni volta ero totalmente sicura del fatto di averci avuto culo, di aver incontrato la sola persona al mondo a cui potessi piacere.
Entrai alle scuole medie con la fissa di avere millemila amici, un kamikaze sociale, volevo piacere a tutti, anche al più antipatico, spocchioso moccioso di quella scuola. Non ci riuscii, chiaramente.
Lasciai le medie con le idee chiare, gli amici vanno accuratamente selezionati. Entrai in classe, strinsi molte mani, cordialità prima di tutto, nessuno mi è nemico ma qui a diventare amici ce ne passa. Scrutai tutti attentamente e qualcuno lo trovai, che ancora oggi ha piacere a stare con me e che reputo parte integrante della mia vita di oggi.
All' università, che avrei voluto passare perfettamente da raminga, per una concezione radicata di avere ormai tutto, la solita cosa di non poter trovare meglio, ho trovato una compagnia unita, affiatata, di anime gemelle e soprattutto ho trovato di meglio.
Ho trovato Cì.
opperbacco presenta:
Scritto nel giorno di lunedì, 28 luglio 2008 alle ore 18:17
Vivere cinque giorni con te significa sfiorare per un attimo la leggerezza di essere bambini fra le onde.
Vivere cinque giorni con te significa passarci una giornata intera e chiudere gli occhi dicendoti che dodici ore di sole sono troppo poche. O che otto ore di sonno sono troppe e basta.
Vivere cinque giorni con te significa fare tutto quello che fai ogni giorno, ma farlo ridendo e cantando senza accorgesene.
Vivere cinque giorni insieme a te significa puzzare di birra avendone bevuto a stento un bicchiere.
Vivere cinque giorni con te significa fare un cruciverba, non azzeccarci nulla e riderci da matti.
Vivere cinque giorni con te significa scoprire che aprire un letto pieghevole insieme è bello da morire.
Vivere cinque giorni insieme a te significa metterti un foglio davanti per la prima volta.
Vivere cinque giorni con te significa vederti salire su un bus e pensare per un attimo di attaccarsi alle tue caviglie e piangere disperati.
Vivere cinque giorni insieme a me significa essere l'unica al mondo a capire il titolo di questo post.
opperbacco presenta:
Scritto nel giorno di giovedì, 20 marzo 2008 alle ore 22:24
Non è che ce la dobbiamo raccontare
Perché tipo nemmeno mia madre, la quale mi ha portato in pancia per nove lustri e ha avuto anche i suoi bei momenti quando è stata la storia di uscirne fuori, lo farebbe.
Dico di vedersi due volte un film cagoso che più non si puote.

(diapositiva del film cagoso)
Due volte di seguito eh, mica cazzi.
Che poi gira e accetta di vedere la Sirenetta.
Queste sono le inconfutabili prove dello sterminato affetto che Cì prova per me.
opperbacco presenta:
Scritto nel giorno di domenica, 10 febbraio 2008 alle ore 21:39
Dalle 12: 00 alle 17:00 per me è volersi bene
A fare l'esame di mediolatina insieme a me e a tanti altri pover disperati, c'era anche lei.
In un periodo di tempo in cui la vostra Opper non sarebbe riuscita nemmeno a sfogliare il libro, si è piegata sui libri, ha fatto il suo esamino uscendone con la testa alta e un ottimo voto su libretto. Dopo averci speso anche la nottata sui libri (e tale pratica non mi giunge nuova) e dopo più di ventiquattro ore di veglia, ha accettato con gioia la mia proposta.
Che era semplicemente quella di fare un giretto.
Invece la cara Antigony ha posto come limite il non avere limiti d' orario. Vedèndola smaniosa di usare i piedini, avevo immaginato di sedarla con una scappata alla mostra delle Macchine di Leonardo a Palazzo Reale. Per la strada si è guardato di tutto. Casina di Benedetto Croce, il palazzo al Gesù Nuovo di Matrimonio all' Italiana, e le piazze e le fontane.

Anche alla mostra ha concetrato tutte le sue energie sui modellini, sulle spiegazioni e fin anche su un video di sei minuti assolutamente muto.
Andava avanti e indietro, additava, rideva a garganella, gironzolava intorno ai modellini, chiedeva e chiedeva continuamente su tutto. Ha addirittura ficcato la testa in questo coso e preteso che ce la ficcassi anche io.

Non si è nemmeno fatto in tempo a metter piede fuori dalla Sala Dorica che doveva andare in bagno. Siccome Tifosa e Cì mi hanno ampiamente abituato all' incontinenza impellente che devasta alcuni individui della mia generazione, ho accosentito.
Tanto ora si va a casa.
Ma indove? Abbiamo pigliato il biglietto per l' ingresso a Palazzo Reale semplicemente perché si doveva far pipì (stavolta anch' io).
E visto che si è in ballo, balliamo.
Tutte le sale, manco a scapparne una che dico. E questo cos'è? Tesoro, che ne so. E questo a che serve? Eh, vallo a capire. Si, ma sai? Gli arezzi ricamati proprio non mi piacciono.
E il presepe gigante, e i gusci di castagna nel confessionale, e quel guardiano come è brutto, e ma sai che qui ci hanno girato Moscati? La mia mamma ricamava mentre papà faceva il carabiniere. Maddài.
Poi Piazza Plebiscito, dove era stato allestito un enorme palco a forma d' Europa. Ci è salita su che non ho fatto in tempo manco a lanciare un gemente no, abbi pietà.
opperbacco presenta:
Scritto nel giorno di sabato, 12 gennaio 2008 alle ore 18:32
Fuori dai denti
Disegnare per Cì è sempre un piacere doppio.
opperbacco presenta:
Scritto nel giorno di mercoledì, 17 ottobre 2007 alle ore 10:37
Ode a Cì

Cì é stata il regalo più bello che l'università mi potesse fare, insieme al non dover pagare le tasse al secondo semestre del secondo anno. Se io dovessi paragonare ciò che provo quando la mattina vedo Cì, ecco é esattamente come quando te sei a far la fila alla segreteria della tua facoltà, aspetti di ricevere il carteggio per pagare le tasse e l'impiegato segretario ti dice che tu non devi pagarle in quanto, che ne so, hai vinto la borsa di studio.
Cì é il mancato pagamento di una tassa e una giornata che inizia col rosa e coi fringuelli che cantano.
Cì di sovente, oltre a far sentire i fringuelli, ti fa anche vedere le stelle. Perché capita spesso che la sua delicata manina sfiori la tua guancia per qualcosa di più simpatico di una carezza. La carezza é per gli amici, Cì ti tira sberle.
Oppure quando i suoi canini si avvinghiano teneramente alla tua mano, nelle ultime edizioni al tuo cranio. Tu vedi le stelle e Cì assetata di sangue é più felice.
Cì é un esordio telefonico sempre diverso e mai eguale a sè stesso:
Opper: Pronto ?
Cì: Quello stronzo di economia non ha messo le dispense.
Opper: Ciao Cì
...
Opper: Pronto ?
Cì: Stamattina mi sono alzata e mi sono distrutta il mignolo del piede e mamma ha riso
Opper: Ciao Cì.
...
Opper: Pronto ?
Cì: Io ti odio
Opper: Ciao Cì
Cì é il mio faro nella notte. Quella volta in cui rimasi a piedi alle nove e mezza di sera a Napoli, Cì era accanto a me. Quella volta in cui ero in una Castellammare allagata come non mai, Cì é stata la prima a telefonare. Ogni volta che ho beccato un voto miserrimo ad un esame, Cì era fuori alla porta a fare il tifo.
Ecco, io vorrei chiedere a Cì di smettere di volermi bene.
E di non smettere mai.
opperbacco presenta:
Scritto nel giorno di lunedì, 30 luglio 2007 alle ore 20:33
Di una giornata al mare e tanto ancora
Si era pensato di andare a fare un bagno in un bel posto, datosi che probabilmente sarebbe stato l'ultimo, in vista di quel circuito lavorativ-estivo che l'anno scorso (qualcuno di voi lo ricorderà) mi permisero di conoscere Signora Facciaincazzata e qualche ispettore dell'igiene nipponico forse troppo zelante.
La scelta era caduta su Marina di Puolo, un bel pugno di casine sul mare (di cui nel precedente post abbiamo una diapositiva) in provincia di Massa Lubrense e che consiglio di cuore a chiunque si trovi a passare di qui (nessun nudista in questo caso Moretta, vai tranquilla).
Gli special guest erano molti: Gessica from Volla, in primis. In secondis la fidanzata di fratello Fò, con la quale ho avuto la fortuna di passare i cinque anni del liceo e che qui chiameremo Criceta, per la simpatia istintiva che suscita in tutti come questi roditori (ma anche perché, rimanga fra noi, a suo tempo fu rapita da quella canzoncina idiota che spopolava su Youtube con tre criceti che scuotevano il codino, una roba vergognosa). In terzis, la sorellina di Criceta.
E poi i miei, fratello Fò e fratello Genio, di cui abbiamo ampiamente divagato su questo blog.
Un mix di tutto rispetto.
Degli accadimenti avvenuti in acqua, talmente tanto da ridere, dovrò scriverli in più post perché sintetizzati tutti qui non riceverebbero la stessa attenzione.
Durante la giornata, richieste tattiche da parte mia:
( Gessica e Opper mangiano un panino)
Opper: Ma perché non dormi da noi ?
Gessica: Mò vediamo
(Opper e Gessica nuotano in acque blu)
Opper: Ma perchè non dormi da noi ?
Gessica: Mò vediamo.
(Gessica e Opper prendono il sole)
Opper: Ma perché non dormi da noi ?
Gessica; Mò vediamo.
Alla fine ha rivelato di averci già il pigiama in borsa ma siccome sapeva che vado trattata come i bambini, non voleva dirlo prima di esserne sicura.
Opper si é finta offesa oltre ogni dire.
[Continua]
opperbacco presenta:
Scritto nel giorno di domenica, 06 maggio 2007 alle ore 14:40
Cambio di prospettiva
Dopo un pvt un pò ruffiano, la profe Dora, (colei che vigila su questo blog), ha dato un cambio di prospettiva all'header del blog. Di questa foto mi sono innamorata subitaneamente e se con l'immaginazione vi spostate un pò più a sinistra, potete vedere il punto di vista esatto da cui la vostra Opper guarda quel dispettoso del Vesuvio.
Grazie Prof.
opperbacco presenta:
Scritto nel giorno di venerdì, 13 aprile 2007 alle ore 19:33
Semplicemente
Ci sono molti modi per rinsaldare un'amicizia. Uno dei consigliati é sedersi faccia a faccia e addentare una pizza che cola sugo da ogni dove.
