opperbacco presenta:
Scritto nel giorno di sabato, 18 aprile 2009 alle ore 22:31
Ma che vi dico in erba, nel fango.
Parlo di fratello Fò, mio fratello maggiore e persona finora dotata di una sorta di anticulo agonistico. Perché Fò, pur essendo robusto ma non troppo e alto abbastanza da non sembrare figlio di mio padre (alto una mela e poco più), non è mai stato questo sportivo.
Per contro ha praticato spesso e volentieri le corsie d'ospedale, vittima inerme di robe che non sto nemmeno a dirvi. Tipo quella volta che si scoprì che è allergico al mercurocromo e che sulle sue ferite non era un' idea felice tamponare col suddetto.
Quando ancora ignoravamo tale affascinante fenomeno, io vedevo crescere sulle sue sbucciature fantasiosi ghirigori di cellule bianchiccie e schifidine. Le fissavamo entrambi, poi sollevavo la testa e gli dicevo "metti caso che ora diventa un coso vivente e scivola giù dalla tua gamba"
"tipo blob?"
"eh, tipo blob"
Lui rideva, ma intanto si cacava in mano della storia del blob.
Cadde teatralmente col motorino, facendosi male lui solo. Per l' esattezza si scorticò la parte esterna della gamba. Ancora mercurocromo e la gamba di Fò stavolta diventa un pallone.
Si recepisce il messaggio dell' allergia e Fò si salva.
Anni 18, Fò cammina a passo svelto nel ristorante dove lavora come cameriere e si frattura il malleolo. Due mesi a letto. Fò decide che il suo futuro non può che essere la medicina.
Fò è alla facoltà di medicina al Policlino vecchio di Napoli, dove segue i corsi. Non becca un basolo, o meglio, potremmo dire che un basolo becca lui e, sbilanciato dall' atlante di anatomia, Fò cade a faccia a terra e si apre il mento.
Il professore che doveva fargli lezione gli mette i punti, dicendogli che i corsi seguiti come paziente non valgono come credito formativo.
Venerdì santo, anno 2009. Fò prepara lo zaino per una partita di calcetto. Mette la divisa bianca del Napoli e probabilmente sbaglia in questo. Interviene sul pallone, o meglio potremmo dire che il pallone interviene su di lui e si lesiona un tendine.
Ora è a letto che necessita di tutto, spacca i maroni da morire e piange che nessuno gli vuole bene. Al fatto che ormai è abitudine e non disattenzione, si ostina a non crederci.
Parlo di fratello Fò, mio fratello maggiore e persona finora dotata di una sorta di anticulo agonistico. Perché Fò, pur essendo robusto ma non troppo e alto abbastanza da non sembrare figlio di mio padre (alto una mela e poco più), non è mai stato questo sportivo.
Per contro ha praticato spesso e volentieri le corsie d'ospedale, vittima inerme di robe che non sto nemmeno a dirvi. Tipo quella volta che si scoprì che è allergico al mercurocromo e che sulle sue ferite non era un' idea felice tamponare col suddetto.
Quando ancora ignoravamo tale affascinante fenomeno, io vedevo crescere sulle sue sbucciature fantasiosi ghirigori di cellule bianchiccie e schifidine. Le fissavamo entrambi, poi sollevavo la testa e gli dicevo "metti caso che ora diventa un coso vivente e scivola giù dalla tua gamba"
"tipo blob?"
"eh, tipo blob"
Lui rideva, ma intanto si cacava in mano della storia del blob.
Cadde teatralmente col motorino, facendosi male lui solo. Per l' esattezza si scorticò la parte esterna della gamba. Ancora mercurocromo e la gamba di Fò stavolta diventa un pallone.
Si recepisce il messaggio dell' allergia e Fò si salva.
Anni 18, Fò cammina a passo svelto nel ristorante dove lavora come cameriere e si frattura il malleolo. Due mesi a letto. Fò decide che il suo futuro non può che essere la medicina.
Fò è alla facoltà di medicina al Policlino vecchio di Napoli, dove segue i corsi. Non becca un basolo, o meglio, potremmo dire che un basolo becca lui e, sbilanciato dall' atlante di anatomia, Fò cade a faccia a terra e si apre il mento.
Il professore che doveva fargli lezione gli mette i punti, dicendogli che i corsi seguiti come paziente non valgono come credito formativo.
Venerdì santo, anno 2009. Fò prepara lo zaino per una partita di calcetto. Mette la divisa bianca del Napoli e probabilmente sbaglia in questo. Interviene sul pallone, o meglio potremmo dire che il pallone interviene su di lui e si lesiona un tendine.
Ora è a letto che necessita di tutto, spacca i maroni da morire e piange che nessuno gli vuole bene. Al fatto che ormai è abitudine e non disattenzione, si ostina a non crederci.
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duffy - rain on your parade-

