Scritto nel giorno di mercoledì, 04 novembre 2009 alle ore 21:35
Ho deciso di riaprire, dopo nemmeno 30 giorni, le porte di questo blog. Ho provato a scrivere qualcosa che non fosse letto da altri e a trovarci un sollievo, che in realtà non ho trovato.
Ho scoperto così di avere in me una bassissima componente wertheriana.
Non amo piangermi addosso, non amo la malinconia e l'autodistruttivismo, non amo uno sfogo che non può leggere nessuno. Il conforto, ho scoperto questo mese, amo averlo dagli altri, se posso.
Ho scoperto che la parola scritta quando diventa così torbida di paure, ansie e dubbi, è brutta e astiosa da leggere a me prima.
Siamo ancora su queste pagine, con la nostra vita e se capiterà, con qualche disavventura.
Ma sempre, adesso lo so, tutt' altro che invisibili.
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Scritto nel giorno di martedì, 29 settembre 2009 alle ore 23:32
So bene che qui ho sempre sbandierato unicamente affari miei. Ma impellente è per me il bisogno di farvi partecipi delle fulgide storie d'amore di Fratello Genio. Ora, Genio è un pezzo di figo, debbo dirlo. Non lo dico perché, direte voi, chi scrive è la sorella.
Genio è davvero meraviglioso.
Da che era piccino, cicciotto e vagamente somigliante a CiccioBello, notavo la bocca grande (segnale di grandi baciatori eh eh) gli occhi castani dal taglio proprio giusto e un' abbronzatura che potremmo definire costante.
Oltre a tutto ciò vedevo crescere insieme a lui una caratteristica tutta sua: per uniformarsi a questo mondo maschilista, Genio recitava un ruolo da vero ommo. Ma appena il mondo non guardava, Genio diventava il più dolce dei bambini, forse solo un po' restio ai continui abbracci ed eccessivi sbaciucchiamenti cui lo sottoponevo. Col tempo e ancora oggi, se nessuno c'è in giro per prenderlo per culo, Genio raccatta una carta, mette in ordine una borsa, sciacqua un bicchiere. E sebbene tenti disperatamente di buttare fumo negli occhi, è assolutamente gentile e un po' ancora spaventato dal mondo.
Aspettavo con ansia il vederlo innamorato, certa che la fortunatissima si sarebbe resa conto del dono che la sorte benevola aveva voluto riservarle.
Purtroppo così non è stato.
Mezzo timido e mezzo sbruffone, venne a farmi vedere una foto scattata col suo cellulare.
"Chi è?", chiesi, mentre sentivo le trombe dell' apocalisse avvicinarsi.
"Secondo te?"
No, ti prego, non farmelo.
Fino a ieri ti ho fatto lo shampoo che arrivavi si e no al lavandino.
Ma poi da poco hai smesso di guardare i Pokemon.
Ma che minchia, non sai farti bene nemmeno la barba.
Credimi, è troppo troppo presto.
E invece no, il display luccicoso segnalava senza ombra di dubbio che Genio era innamorato e ricambiato.
Passano i giorni, questa cosa salta di bocca in bocca. In casa ne parliamo in coppie, mai di più alla volta, come i carbonari.
Mamma mi delucida la stirpe cui appartiene, ma non la conosco né l'ho mai vista. E' carina si, ma la odio, la odio follemente. Se la incontro faccio un rutto.
Non ne avrò il tempo. Perché appena termina agosto mi viene detto, per vie traverse, che è finita lì.
E mi è dispiaciuto terribilmente, per una tacita legge che esiste fra noi tre (massimo riserbo su sofferenze d'amore), non potergli dire nemmeno una parola di conforto.
Scritto nel giorno di venerdì, 11 settembre 2009 alle ore 00:32
Da quando bazzico sul web, devo dirvi, non ho mai trovato nulla di più appagante del blog. Sarà questa voglia di mettere in piazza le mie vergogne, sarà che prontamente arriva gente e ti distrugge con sadica ironia fra i commenti, sarà che non devi per forza leggere tutti gli aggiornamenti che fa l'amico tuo di terza elementare che non hai visto più perché è andato a vivere a Brescia.
Se quella straminchia di persona è uscita dalla tua vita un motivo ci sarà, o dannato Faccialibro!
Fra me e questo blogghino non si interpone quindi alcun social network ma la tecnologia stessa.
Questo schifo di pc sulla quale esattamente ora digito, è in questa casa da sette anni.
Fa le bizze perché chiaramente vuole morire.
Ma prontamente sia Fratello Fò che Fratello Genio tentano di riportarlo in vita. La tecnica che aveva prodotto maggiori risultati era la delicata opera di mesmerizzazione ideata da Genio. Così come per i libri di Poe, la mesmerizzazione prevedeva il momentaneo e breve ritorno alla semivita del soggetto che, quando l'interlocutore chiedeva cosa ci fosse oltre la morte, ripiombava in un funereo silenzio.
La mesmerizzazione prevedeva tali passaggi:
- spegnimento della ciabatta
- accanimento sul cavo difettoso
- riaccensione della ciabatta
- avvio del pc
Ora, la durata del coma vigile durava un lasso di tempo estremamente variabile fra i 5 secondi e i 30 minuti. Giusto il tempo di avviare la connessione, aspettare i porci comodi di Google Chrome, andare alla propria posta, scrivere un' importantissima mail e ripiombare nell' Ade.
Si è quindi deciso di passare alla chirurgia pesante del dott. Frankstein: mentre io ero via, il pc è stato sventrato, minacciato, torturato e costretto ad un' attività degna di tale nome.
Ora giace riverso sotto la scrivania, col luccichio del softwere agonizzante.
Scritto nel giorno di giovedì, 13 agosto 2009 alle ore 11:27
Ieri non credevo ai miei occhi quando vidi arrivare il padrone con uno scatolo di sale grosso fra le mani e prese a spargelo con perizia tutto intorno ai nostri teli.
Mi sono voltata verso Collega Parrucchiera e ho chiesto delucidazioni:
"Ma che minchia fa col sale?"
"Da stamattina si stanno rompendo i macchinari. E' convinto che sono i nostri malocchi, che gli abbiamo mandato appresso quando abbiamo fatto 9 ore di lavoro domenica".
"Dio bambino, è superstizioso"
"Eh, questo non è niente. Sai perché non lavoriamo a Ferragosto? Perché appena lui prese la fabbrica dalle mani del padre (che sant'uomo, il giorno di 15 non aveva mai voluto lavorare) decise di lavorare anche in giorno di festa. Guarda, appena potemmo entrare in fabbrica ci fu uno scoppio violentissimo, tutto si spense e nessun macchinario volle riavviarsi. Da quel giorno non ha mai voluto più lavorare il 15 e ci ha messo anche le ferie pagate".
Scritto nel giorno di mercoledì, 12 agosto 2009 alle ore 11:27
Sono riuscita a trovare un po' di tempo in tutto il marasma che è il mese di agosto.
Dovrei narrarvi degli ultimi esami fatti (ben pochi)
Dovrei narrarvi delle ultime gesta di Gerardo Nunciafacc' (davvero belle).
Dovrei narrarvi (ehehe) delle situazioni amorose di Genio.
O anche delle grandiose scoperte da me fatte negli Scavi di San Sepolcro (pochissime e miserrime)
Ma ho deciso che stamane vi meritate la fedele cronaca che nel mese di agosto ogni anno vengo a farvi: la gioiosa vita piena di soddisfazioni che è quella dell' operaia in una fabbrica di pelati a San Marzano.
Il posto è lo stesso dell' anno scorso, quello che più che un azienda agricola sembrava un' organizzata famiglia camorristica per ottusità, chiusura e senso dell' onore .
Pare che, se sei nel giro ormai da un anno e riconoscono i tuoi lineamenti, il trattamento è molto migliore. Se l'anno scorso ero continuamente monitorata, analizzata e valutata in base alle capacità lavorative, quest' anno merito giusto un'occhiata di un paio di minuti.
Quello sulla quale voialtri sembravate più entusiasti era la descrizione delle colleghe (e confesso che anche io mi ci diverto un monte). Quindi andiamo nella descrizione delle facce che per almeno otto ore mi trovo davanti.
Alla mia sinistra c'è Collega Parrucchiera, che ha su per giù la mia età e che sembra infaticabile. Lavora di buzzo buono per tutto il tempo e sorride volentieri. Nelle pause mi ha raccontato dei vari tentaitivi di matrimonio portati avanti da lei e dal suo innamorato, vanificati da consecutivi e preoccupanti lutti nella famiglia di lui. Insieme abbiamo considerato che le conviene fare un matrimonio a data segreta, così che il diavolo non ci metta più il codino.
Alla mia destra c'è Collega Imieidiritti, una nuova entrata che per questo stesso motivo il primo giorno prese una serie di sgridate a cadenza regolare di 15 minuti dalla caporale. Nei giorni successivi il rapporto si è inasprito, la caporale ha tentato di farla licenziare ma (non capirò mai come) lei è riuscita a farsi riammettere. Quando oggi la rivedrà al suo posto di lavoro, ci sono buone probabilità di ammirare una lotta femminile in sugo di pomodoro.
In fondo a destra c'è CollegaBilboBaggins che ho chiamato così per l'incredibile somiglianza che questa signora ucraina ha col personaggio di Tolkien. Per ora è una valutazione soltanto fisica visto che non parla affatto e si esprime a gesti.
Difronte a Collega BB, c'è CollegaFolletto, piccolissima, faccia quadrata, occhi microscopici e orecchie a punta. E' furbissima, conosce tutto e tutti, dispensa cioccolatini e sembra essere immune ad alcuni divieti che hanno tutte le altre. Apparentemente è un amore, ma l'anno scorso credetemi, potei capire fino a che punto può diventare una perfetta stronza.
Accanto a lei c'è CollegaSonostanca, sempre stanca e sudata, già nel pulmino che ci porta a San Marzano. Anche lei è assolutamente nuova ma non so perché non ha ancora attirato le ire della capò. Non mi piace per nulla, quindi non ne sentirete parlare spesso.
C'è poi la mia mamma.
Subito dopo c'è SoniaEsagitata, l'unica della quale conosco il nome e buona parte della storia personale. Originaria di Trento e scesa al sud per amore, è iperattiva, iperciarliera e iperallegra. Parla con tutto e tutti, tutti l'adorano (anche la caporale). Come tutti quel nord, ancora non si fa capace delle continue ingiustizie pianificate dal padrone ai nostri danni e fomenta una ribellione. Noi vogliamo vederla al suo posto ancora per tanto tempo e stiamo cercando di dissuaderla.
Ora che profili sono fatti, potrete seguirmi nelle (dis)avventure che, lo so bene, da oggi in poi ci capiteranno.
Scritto nel giorno di mercoledì, 17 giugno 2009 alle ore 23:35
Sebbene io e Cì seguiamo lo stesso corso di laurea, mai ci era capitato di preparare lo stesso esame nella stessa data. Ragion per cui io ero sempre stata una buona spalla in giorno d'esame e più di una volta Cì stessa mi aveva dissuaso dal mollare il colpo e tornare a casa.
Stavolta ci fottevamo dalla paura entrambe.
Divisi i libri e piegate sui rispettivi appunti, abbiamo passato domeniche e domeniche su puliture, racconciamenti di tele e Cesare Brandi. Più il tempo passava, più ci dicevamo che saremmo state delle coglione a mollare tutto e che questa belva andava affrontata.
Dopo notti insonni fino a orari bestiali e sveglie all' alba, eravamo arrivate al punto.
Decidiamo per un summit finale, le ultime ore, quelle più critiche vanno affrontate insieme.
Vediamo l'ombra di un panino, due minuti per digerire e si torna sui libri. Si chiude all' una, io e Cì rose dai rimorsi di aver lasciato sicuramente qualche falla, ognuna aveva spulciato poco uno dei quattro libri.
"Ci svegliamo domattina alle 6? Io devo ripetere i metodi d'indagine"
"Occhei tusi, siamo qui...?"
"... per distruggerti", un assonnatissima Cì batte il pugno chiuso sulla mano opposta.
A svegliare ci svegliamo ma tempo 20 minuti gettiamo i libri all' aria con un rutto: quel che è fatto è fatto, fanculo.
Arriviamo tranquille, percorriamo la strada ridanciando (e sentendoci in colpa, cazzo non si può ridere a quel modo andando a fare un esame).
Ben presto ci rendiamo conto che siamo in troppi e che la ben nota lentezza della prof. ad esaminare gli studenti ci sposterà a tarda ora.
La realtà è ben più orribile: tutto l'ambaradan sarà spostato al giorno successivo.
Cì mi guarda smarrita. Nemmeno io avrei retto oltre tutto quello stress.
Si torna a casa di sera, si ristudia, personalmente sono distrutta al punto da non opporre resistenza quando Cì agguanta la mia mano e la boccetta dello smalto.
La mattina si ritorna, caldo afoso come prima, ottavo piano, sala professori.
La professoressa arriverà in ritardo.
Entrambe abbiamo perso ogni forza d'invettiva contro il destino e si ride, fregandosene.
Colei arriva, si aspetta due o tre esami. Io e Cì andremo dopo la pausa.
Io ho il tempo di azzeccare una gloriosa figura di merda, comunicando al telefono cotali testuali parole:
"Si papà... eh si... no davvero, ormai non abbiamo più forze... c'erano cinque persone prima di me, ho chiesto se volevano fare a cambio ma mi hanno mandato a fancul..."
Cì incespica, si slancia fra i banchi e riesce a tappare quel pertugio di rose e fiori che era diventata la mia bocca.
"shhhhhhhhhh!"
"Eh ?"
"Tesoro, dall' aula si è sentito tutto!"
Scritto nel giorno di lunedì, 18 maggio 2009 alle ore 23:19
Gerardo Nunciafacc ha visto progressi notevoli da quando, nel mese di gennaio, lo conobbi per la prima volta. Non so come e non so quando ha cominciato a mettersi in testa che lui doveva studiare. Era precisissimo nell assegno, non sbuffava quasi più ed entrava dalla porta sempre con un sorrisone, a volte stanco, sul volto. Io, inutile negarlo, sono profondamente innamorata di lui, del suo essere gentile ad ogni costo, cocciuto sulle sue cose, aperto e fiducioso verso il genere umano, gli occhi ostinatamente sorridenti.
Non ci credevo nella sua riuscita e più volte ho cercato di convincere la madre a riportarselo via.
"Signora non so come prenderlo, forse è venuto troppo tardi, io davvero non so come fare."
Non ho dovuto fare nulla, semplicemente.
Perché è stato lui a prendere la situazione in mano, a venirmi dietro, a credere di poter rivoltare qualcosa in mezzo anno scolastico dopo due, mi dicevano i suoi insegnanti, disastrosi.
Con accanto una madre sveglissima e fiduciosa di lui, piano piano ha fatto cambiare idea a quei professori troppo pigri e annoiati per mutare voto sul registro. Si è messo sotto, si è offerto, si è preso le ramanzine sulle cose all ultimo minuto che non vanno bene a scuola, perché a scuola si studia tutto l anno. Solo ogni tanto allora, aveva bisogno di chiedermi "ma secondo te ce la faccio? Cioé, se poi già hanno deciso io dove devo andare?"
Che dove andava lo avrebbe deciso sempre lui e nessun altro, gliel ho detto con piena sincerità.
Scritto nel giorno di venerdì, 15 maggio 2009 alle ore 13:40
Ero lì a ciabattare con un amico francofono del più e del meno quando...
...
Va bene, non ci crede nessuno, diciamo la verità: ero lì a biascicare qualche parola di francese, dall' altra parte un povero cristo si pentiva di aver pigiato su "ok" quando sulla finestrella di msn gli era comparsa la scritta "piripiri ti ha aggiunto nel suo elenco contatti. Desideri che piripiri faccia parte dei tuoi amici?".
Piripiri ero io, la minaccia per lui e per tanti altri poveri francesi che quel giorno fecero lo sbaglio di non fiutare il pericolo. Perché ogni sera puntualmente ho millemila domande o semplicemente vorrei esercitarmi col francese o ancora voglio salutarli.
Fra loro, ne sono sicura, hanno fondato un club contro di me, si sono fabbricati un pupazzetto sulla quale sfogano il loro rancore e quando mi vedranno in carne, ossa e ciccia saranno cazzi.
Questo amico francofono di cui vi dicevo si chiama Silvere ed è la mia vittima preferita perché è gentile, garbato ed è quello che nasconde meglio lo scazzo.
Alché io mi illudo che davvero trovi piacere a parlare con me.
Quello che in genere ho capito dalle conversazioni con lui è che in francesi ci amano e ci odiano: si meraviglia che riusciamo a vivere in uno stato dove sono concentrate tre delle piaghe del mondo: Papa Ratzinger, Silvio e i parcheggiatori abusivi.
Allo stesso modo è assolutamente grato di vivere così vicino alla nostra frontiera perché non potrebbe stare al mondo senza Venezia, Roma e la pizza.
L'ultima cosa che mi ha svelato di amare è questo violinista nappuriello, che lo fa sognare e gli fa sembrare di tornare alla sua infanzia, passata come il nostro Ungaretti, ad Alessandria d' Egitto.